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Psicologia Clinica Ospedaliera e Territoriale

€5,99

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Descrizione prodotto

Questo testo tratta della Psicologia clinica. Il termine clinico possiede in sé il medesimo significato di quella che sarà la pratica della Psicologia Clinica. La parola e il conseguente concetto di clinico deriva da klinikòs che significa allettamento, posizione rilassata, posizione di riposo, che si fa presso il letto ( klìné). Indica una situazione dove non vi sono azioni, indica tutti quei contesti dove l’essere umano può appoggiarsi, distendersi e questo viene derivato anche da klìnò che sta per pendere, inclinare, appoggiarsi.
Klìné indica anche le pieghe, quello che si nasconde tra le crespe delle lenzuola. In riferimento alla Psicologia Clinica, che usa la relazione in primis e la parola, klìné diventerà il discorso che si nasconde tra gli anfratti, tra le gole frastagliate di un territorio sconnesso come, similmente, appare l’essere umano quando si trova in situazioni di crisi.
In Psicologica Clinica lo strumento principale è il colloquio che si sviluppa ad esempio tra il paziente e l’infermiere producendo un campo di relazione che come tale sospende ogni altro atto curativo. In questo campo relazionale diventano importanti questi fattori:
le emozioni e lo scambio che avviene attraverso l’empatia,
la comunicazione determinata dagli atti di parola e di non parola, dalla voce e dai silenzi,
l’attivazione dell’inconscio,
l’attivazione dell’immaginario,
il transfert e il controtransfert,
i meccanismi di proiezione,
le capacità e le strategie di osservazione.
I sintomi, in Psicologia Clinica, vengono ad assumere un significato diverso rispetto al contesto biologico/anatomico o medico/organicista. I sintomi sono delle forme di linguaggio dell’essere preso nella sua globalità, come entità psicosomatica. La mente parla attraverso il corpo in forme espressive denominate sintomi psicosomatici, un vero e proprio linguaggio che esprime i disagi/tensioni che il soggetto vive all’interno di sistemi famigliari malati, gruppi di lavoro carichi di inquietudini e di conflitti.
Ogni essere umano incorpora il mondo e nei processi di digestione o elaborazione mentale si costruisce delle scene, delle rappresentazioni, dei modelli, dei ricordi. Le reazioni, le risposte che l’individuo manifesta si esprimeranno a livello corporeo e/o a livello comportamentale. Nel primo caso troviamo la formazione dei sintomi/sindromi psicosomatici, nel secondo caso le nevrosi o le psicosi, altre volte i primi e i secondi si esprimono contemporaneamente. In quest’ultimo caso l’angoscia sottesa sarà quantitativamente maggiore e qualitativamente diversa.
In Psicologica Clinica lo strumento principale è il colloquio che si sviluppa ad esempio tra il paziente e l’infermiere producendo un campo di relazione che come tale sospende ogni altro atto curativo. In questo campo relazionale diventano importanti questi fattori:
le emozioni e lo scambio che avviene attraverso l’empatia,
la comunicazione determinata dagli atti di parola e di non parola, dalla voce e dai silenzi,
l’attivazione dell’inconscio,
l’attivazione dell’immaginario,
il transfert e il controtransfert,
i meccanismi di proiezione,
le capacità e le strategie di osservazione.
I sintomi, in Psicologia Clinica, vengono ad assumere un significato diverso rispetto al contesto biologico/anatomico o medico/organicista. I sintomi sono delle forme di linguaggio dell’essere preso nella sua globalità, come entità psicosomatica. La mente parla attraverso il corpo in forme espressive denominate sintomi psicosomatici, un vero e proprio linguaggio che esprime i disagi/tensioni che il soggetto vive all’interno di sistemi famigliari malati, gruppi di lavoro carichi di inquietudini e di conflitti.
Ogni essere umano incorpora il mondo e nei processi di digestione o elaborazione mentale si costruisce delle scene, delle rappresentazioni, dei modelli, dei ricordi. Le reazioni, le risposte che l’individuo manifesta si esprimeranno a livello corporeo e/o a livello comportamentale. Nel primo caso troviamo la formazione dei sintomi/sindromi psicosomatici, nel secondo caso le nevrosi o le psicosi, altre volte i primi e i secondi si esprimono contemporaneamente. In quest’ultimo caso l’angoscia sottesa sarà quantitativamente maggiore e qualitativamente diversa.
Il passaggio delle emozioni o delle tensioni dalla mente al corpo e viceversa utilizza vie di tipo biologico, ovvero le terminazioni nervose e altre sostanze più piccole come i neuro ormoni. Molte osservazioni fatte sul piano clinico, come ad esempio gli effetti dello stress o dei traumi, i collegamenti tra il dolore e gli stati depressivi, i sentimenti di collera espressi o inibiti e alcune forme di malattia d’organo, che in parte cercheremo di raccontare in questo testo, hanno trovato delle conferme sui piani scientifico e ad esempio sono state scoperte le vie fisiologiche dell’empatia.
Quello che comunque ci interessa è il punto di vista della Psicologia Clinica, questo per un motivo fondamentale, nell’approccio clinico e quindi tramite la relazione ed il dialogo riusciamo ad aiutare il paziente nel lavoro di comprensione, di gestione e anche di guarigione/trasformazione dalla propria malattia. Solo in una relazione significativa la persona/paziente può trovare l’espressione delle componenti psicologiche della propria malattia. Estremizzando, possiamo affermare che chiunque (infermiere, medico, psicologo, volontario) può diventare questa figura significativa, se il paziente lo sceglierà come depositario di un sapere che va al di là delle conoscenze scientifiche e se, questo chiunque, accetterà tale importante investitura.
Le persone/pazienti oltre alla cura cercano anche la saggezza.

Titolo: Psicologia Clinica Ospedaliera e Territoriale
Autore: Silvano Secco;
Editore: Cavinato Editore
Formato EPUB con Digital watermarking
ISBN: 9788869821431

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