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La danza della collana

Era il 27 novembre del 1895 quando il chimico e filantropo svedese Alfred Nobel, sottoscrisse il testamento con il quale dichiarava la volontà di istituire delle onorificenze di valore mondiale da attribuire annualmente a personalità di spicco in alcuni particolari campi del sapere: chimica, medicina, fisica, pace e letteratura. Le onorificenze, diventate poi i riconoscimenti di maggiore prestigio dell’epoca contemporanea, presero il nome del loro generoso ideatore: Premio Nobel. Le ultime volontà dell’inventore della dinamite divennero realtà dopo ben sei anni dalla sua morte — avvenuta appena un anno dopo la stesura del testamento. Il 10 dicembre del 1901 — anniversario della morte del chimico svedese — vennero infatti consegnati a Stoccolma i primi ambiti premi.

Da allora, in ambito letterario, sono stati assegnati ben 107 riconoscimenti. Ieri, giovedì 9 ottobre, l’ultimo, un po’ a sorpresa, allo scrittore francese Patrick Modiano. Tra i consigliati di questa settimana tanti storici vincitori, autori che vengono ricordati anche per essere stati dei veri “primati da Nobel”. Buona lettura!

 

Sully Prudhomme, biblon“In riconoscimento della sua composizione poetica, che dà prova di un alto idealismo, perfezione artistica ed una rara combinazione di qualità tra cuore ed intelletto” — Nel 1901 il poeta francese Sully Prudhomme vinse la prima edizione del Premio Nobel per la Letteratura. La sua fu una di quelle vittorie un po’ a sorpresa, come l’ultima del resto. Pare infatti che la stampa dell’epoca desse come vincenti personalità del calibro di Lev Tolstoj ed Émile Zola. La raccolta Pensieri racchiude il profondo sentimentalismo e la costante gravità, solo a volte alleggerità da un tocco di ironia, proprie dei componimenti di questo raffinato poeta, primo vincitore di Nobel, oggi forse un po’ dimenticato.

Giosuè Carducci, biblon“Non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all’energia creativa, alla purezza dello stile ed alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica” — Nel 1906 l’Accademia Svedese conferì il Nobel a Giosuè Carducci, primo italiano a vincere l’ambito riconoscimento. La premiazione di Carducci fu abbastanza insolita: l’anziano poeta, gravemente malato, non riuscì a recarsi a Stoccolma per la cerimonia, ricevendo il premio solo alcuni giorni dopo, quando l’ambasciatore di Svezia gli e lo consegnò nella sua stessa dimora. Nelle Poesie potrete trovare la sua produzione poetica riunita, accompagnata da un adeguato compendio critico ipertestuale.

Selma Lagerlöf, biblon“Per l’elevato idealismo, la vivida immaginazione e la percezione spirituale che caratterizzano le sue opere”Selma Lagerlöf fu la prima donna a vincere il Nobel nel lontano 1909, riuscendo poi, appena alcuni anni dopo, a diventare anche la prima scrittrice membro dell’Accademia Svedese. Nel suo The Wonderful Adventures of Nil, un romanzo fiabesco per bambini qui proposto in inglese ed edito per la prima volta appena un anno prima della vincita del premio letterario, l’autrice fece confluire la sua enorme potenzialità immaginativa, le tradizioni e i racconti popolari della sua Svezia e la sua esperienza da maestra, breve preambolo alla carriera letteraria.

grazia deledda, biblon“Per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi”La prima scrittrice italiana ad essere insignita dal premio letterario, generando non poco scalpore, fu la sarda Grazia Deledda, premiata nel 1926. Prima di lei solo un’altra donna era riuscita nell’impresa, la sopracitata Selma Lagerlöf. Non fu solo l’esser donna della Deledda a suscitare clamore nell’ambiente critico e letterario dell’epoca: la scrittrice sarda era infatti un’autodidatta particolarmente schiva e riservata, estremamente distante dall’ambiente letterario italiano di quegli anni. Dalla sua ricca produzione oggi ricordiamo La danza delle collane un’opera profonda, carica di mistero, inquietudine e rimpianti.

Rudyard Kipling, biblon“In considerazione del potere dell’osservazione, dell’originalità dell’immaginazione, la forza delle idee ed il notevole talento per la narrazione che caratterizzano le creazioni di questo autore famoso nel mondo” — Rudyard Kipling con il suo Il libro della giungla fu il più giovane vincitore del Nobel. Nel 1907 infatti riuscì a far proprio il rionoscimento alla “tenera” età di 41 anni! La sua celebre raccolta di racconti — pubblicati inizialmente singoli su giornali e riviste — divenne, ed è ancora oggi, uno dei cult della letteratura mondiale per ragazzi.

 

doris lessing, biblon“Cantrice dell’esperienza femminile, che con scetticismo, fuoco e potere visionario ha messo sotto esame una civiltà divisa” — Il meritato riconoscimento arrivò invece tardi per Doris Lessing. La scrittrice britannica, scomparsa appena un anno fa, ritirò il premio alla veneranda età di 88 anni, diventando la più anziana vincitrice della storia del Nobel. Nel 2007 infatti la Lessing fu insignita del Nobel per la Letteratura che però si rivelò essere: «Un maledetto disastro. Tutto quel che faccio è dare interviste e passare il tempo a farmi fotografare. La mia scrittura si è fermata, non ho più energia.» Discesa all’inferno è considerato come uno dei romanzi più amati dell’eccentrica scrittrice, una tagliente e superba critica alla tirannia della società moderna scritto nel 1981, ancora incredibilmente attuale.

Il Cappello del prete

Oggi partiamo con una domanda: vi siete mai chiesti perché in Italia — e sappiatelo, solo ed esclusivamente in Italia — la letteratura poliziesca viene definita “gialla”? Tutta colpa o merito, mettetela un po’ come preferite, di una scelta editoriale, quella fatta dall’illustratore Alberto Bianchi, che nel lontano 1929, in occasione del lancio di una nuova collana di romanzi polizieschi per Mondadori — curata da Lorenzo Montano e Luigi Rusca — ideò una vivace copertina gialla sulla quale spiccava un esagono rosso. Il successo de “Il giallo Mondadori” — nome dato alla collana — fu tale da portare ben presto ad associare il “giallo” della fortunata, e storica, copertina all’intero filone letterario poliziesco.

Altra domanda: perché oggi stiamo parlando del giallo letterario? Perché una kermesse interamente dedicata alla narrativa poliziesca sta per avere inizio ad Erba! L’11 e il 12 ottobre il centro espositivo e congressuale LarioFiere ospiterà la tredicesima edizione del Festival La passione per il delitto, l’evento atteso dai tanti amanti della letteratura di genere.

Di giallo, ma non solo, si sono tinti anche i nostri consigli settimanali, attraverso i quali ripercorreremo brevemente la storia e gli sviluppi che il giallo, per dirla all’italiana, ha avuto nel corso degli anni.

 

I delitti della via Morgue, Edgar Allan Poe, biblonGli assassinii della Rue Morgue — conosciuto anche come Duplice delitto nella Rue Morgue e I delitti della Rue Morgue — scritto da Edgar Allan Poe e pubblicato per la prima volta nell’aprile del 1841 sulla rivista The Graham’s Lady’s and Gentleman’s Magazine di Filadelfia, è comunemente considerato il primo racconto poliziesco della storia della letteratura. Il protagonista della vicenda, primo atto di una trilogia, è Auguste Dupin, un investigatore dalle enormi capacità deduttive che riesce a risolvere i casi criminali senza nemmeno recarsi sul luogo del delitto. Proprio Dupin diventò il modello della letteratura gialla, al quale si ispireranno quasi tutti i più importanti autori degli anni successivi.

 

Sherlock Holmes,  Conan Doyle, biblonTra coloro che si ispirarono al protagonista de Gli assassinii della Rue Morgue è possibile annoverare anche Arthur Conan Doyle. Nel 1887 per la prima volta il suo Sherlock Holmes fece la sua comparsa nelle pagine di Uno studio in rosso, romanzo nel quale si racconta il primo incontro tra il detective Holmes e John Watson, un ex medico militare appena tornato dalla guerra in Afghanistan.  Sherlock Holmes diventò, fin dagli esordi, un vero e proprio culto, andando a definire e a raccogliere i tratti portanti e gli schemi d’azione di tutti i grandi investigatori letterari del giallo classico e deduttivo.

 

Emilio De Marchi, biblonMentre Doyle presentava il suo Sherlock Holmes, in Italia il romanzo Il cappello del prete a firma di Emilio De Marchi, inaugurava il filone poliziesco nel nostro paese, ottendo un enorme successo sin dalla prima pubblicazione nelle appendici del quotidiano milanese L’Italia del Popolo. L’intreccio costruito da De Marchi è quello tipico dei gialli: c’è un movente, un assassinio e un’indagine. Seguendo lo svolgimento della vicenda, che ha per sfondo Napoli e il suo mondo variopinto e popolare, l’autore tratteggia il destino dei suoi personaggi con distacco e stile realistico, lasciando però ampio spazio anche all’analisi psicologica.

 

Jim Thompson, biblonPsicologia dei personaggi e abbondanti dosi di violenza si ritrovano nei noir, termine francese utilizzato per indicare una particolare variante del genere letterario poliziesco. Il giallo quindi non è stato l’unico colore assegnato negli anni alla narrativa del crimine. Quando gli assassini, i loro delitti e il loro degrado diventano gli elementi centrali e portanti della storia ecco allora romanzi come Vita da niente a firma di Jim Thompson, nel quale ben undici personaggi raccontano il loro odio e il desiderio di uccidere Luane Devor, una vecchia dispotica e paranoica della cittadina balneare di Manduwoc, una piccola località turistica in disfacimento.

 

William Le Queux, biblonQuando invece l’agente segreto prende il posto del detective è allora appropriato parlare di spy story o romanzi di spionaggio. Diventata negli anni un genere autonomo, la letteratura di spionaggio nacque da una particolare evoluzione delle tradizionali detective story, con le quali ha in comune la necessaria ricerca della verità e la continua lotta, fatta a suon di fughe e inseguimenti, tra “buoni” e “cattivi”. Tutti gli elementi tipici del genere si ritrovano nel classico Il mistero della caccia alla volpe, il racconto a firma di William Le Queux, nel quale un agente segreto britannico si trova ad affrontare il mistero di un omicidio inspiegabile e privo di movente incrociato, senza una ragione apparente, con un intrigo internazionale che rischia di fare scoppiare una guerra tra le maggiori potenze europee.

 

Paul Wilson, biblonInfine, altro genere letterario derivato dal medesimo filone criminale è il thriller. Azione, ritmo incalzante e suspense diventano gli elementi principali della trama, andando a mescolarsi con gli altri tratti tipici della letteratura gialla quali: le atmosfere oscure e inquietante, i misteri, la criminalità, gli omicidi. Pochi sono i detective e gli agenti segreti, di solito infatti i personaggi dei thriller sono persone ordinarie, a volte antieroi come ad esempio il mercenario Jack, protagonista del thriller Il riparatore a firma di Francis Paul Wilson, nel quale il protagonista dovrà affrontare un potere al di là del tempo e della ragione, il tutto sulla scia di una vendetta che si è tramandata per secoli e ora rischia di coinvolgere le persone che più ama.

Jules verne, biblon

Per il settimo anno consecutivo la narrazione di viaggio e i racconti di luoghi e di culture saranno protagonisti dell’ormai immancabile Festival della Letteratura di Viaggio, iniziato ieri, 25 settembre, a Roma.  Per il secondo anno consecutivo nella nostra rubrica del venerdì  citiamo quest’evento che, per quattro giorni, farà della  Capitale uno snodo di memorie ed esperienze, attraverso le quali  riscoprire e celebrare quel fascino particolare che solo il Viaggio è capace di esercitare.

Quanti e quali tipi di viaggio sono stati raccontati dalla letteratura? Scontato rispondere tanti, tantissimi, e questo perché da sempre il viaggio è stato per la narrazione un tema dalle incredibili potenzialità, sempre sospeso tra il reale e il fantastico, il concreto e l’ignoto.

 

carlo taglia, biblonCi sono i viaggi veri, quelli effettivamente vissuti e raccontati, storie di memorie e testimonianze di quei viaggiatori che hanno voluto condividere con noi lettori le loro esperienze. Uno di loro è Carlo Taglia, torinese di 28 anni, che ha raccontato il suo giro del mondo senza aerei, compiuto tra il 2012 e il 2013, attraverso Nepal, India, Sri Lanka, Malaysia, Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam, Cina, Sud Corea, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Chile, Argentina, Brasile, Spagna, Francia, Belgio, Germania, Polonia, Ucraina e Russia. Il suo Vagamondo è un diario di viaggio lungo 95450 km e 528 giorni, ma anche un profondo viaggio introspettivo di un giovane dei nostri tempi.

 

jack london, biblonLa “vagabonlandia”, termine coniato da Jack London, è la vera protagonista della raccolta di articoli, firmati dallo scrittore americano e apparsi su Cosmopolitan tra il 1906 e il 1907, intitolata La strada. All’interno della raccolta, per la prima volta in Italia, viene presentato l’inedito Diario del Vagabondo, scritto da London durante i mesi di vagabondaggio che segnarono la sua vita giovanile nella primavera del 1894. Un viaggio nell’America colpita da una delle crisi economiche peggiori della sua storia che diventa, allo stesso tempo, la celebrazione della fine della giovinezza e l’inizio del disincanto.

 

Francesca Bellino, biblonCapita a volte che il viaggio si plasmi nella memoria del viaggiatore, assumendo solo in un secondo momento la sua vera fisionomia, acquistando il suo senso. Si parla in questi casi di viaggi romanzati, come Sul corno del rinoceronte a firma di Francesca Bellino, scrittrice, giornalista e reporter di viaggio. La rivolta tunisina e la cacciata del dittatore Ben Alì vengono raccontare sotto forma di romanzo, con la suspense e i tempi di un film, attraverso l’amicizia di due donne, molto diverse tra loro, che si incontrano per caso. Nella road novel dal finale a sorpresa, le vicende storiche si intersecano con le storie delle due protagoniste, raccontando così le affinità e le differenze tra due diverse culture, quella italiana e quella tunisina.

 

 Joseph Conrad, biblonDa un viaggio compiuto nel 1890 a bordo del vaporetto Roi des Belges lungo il fiume Congo nel cuore dell’Africa nasce Cuore di tenebre, il lungo e celebre racconto di Joseph Conrad. La storia del marinaio Marlow, che risale il fiume verso l’interno del continente alla ricerca del mitico e misterioso Kurtz, ex comandante della Compagnia dove lavora dedita al commercio dell’avorio. Risalendo il fiume alla scoperta del pulsante cuore dell’Africa nera, il protagonista verrà a contatto con la barbarie e l’orrore del colonialismo, nelle sue forme più degeneri, compiuto dagli occidentali e dalla loro pretesa di dominio in nome di una civiltà superiore.

 

Katia Amadio, biblonCi sono poi quei viaggi immaginari verso luoghi fittizi e mai visti, estranei tanto al vero quanto al verosimile. Ne è un bell’esempio l’on the road onirico raccontato da Katia Amadio nel suo Il libro di Aceldama. Prigionieri di una realtà a più livelli, dominata da misteriose e demoniache figure dagli intenti incomprensibili, un uomo e una donna, per aver rifiutato il ruolo di pedine ignare, per aver avuto il coraggio di guardare oltre l’apparente normalità della realtà quotidiana, si ritrovano braccati da un nemico senza nome e senza volto e costretti ad un viaggio a ritroso, attraverso un passato che credevano ormai dimenticato.

 

Jules verne, biblonUno degli approdi più popolari tra i tanti viaggi immaginari è stata sicuramente la Luna — almeno fino alla riuscita della missione Apollo 11. Tre astronauti Barbicane, Nicholl e Michele Ardan, sono i protagonisti del romanzo di Jules Verne Intorno alla luna — continuazione de Dalla Terra alla Luna, una delle più famose opere precorritrici della moderna fantascienza. Vogliosi di dare avvio al loro incredibile viaggio, i tre decidono di soggiornare per un anno sul satellite terrestre, in compagnia dei loro due cani, di tanti viveri e di speciali sostanze che, tramite determinate reazioni chimiche, riescono a produrre ossigeno. Riusciranno i tre a realizzare il loro sogno?

 

Il Gatto Nero, poe, biblon store

Questa settimana mi è capitato di leggere un articolo molto interessante e curioso riguardante aneddoti, abitudini e bizzarrie di alcuni grandi scrittori. Il pezzo, che trovate su Rai Letteratura, è un piacevole estratto del libro Vite segrete dei grandi scrittori, di Robert Schnakernberg, autore americano, ed edito in Italia da Electa.

L’articolo mi ha fatto ricordare tanti altri fatti curiosi, letti qua e là in diverse biografie — si, perché a me le biografie piacciono veramente tanto! Nei consigli di questa settimana voglio condividerne alcuni con voi, perché credo sia sempre piacevole, e allo stesso tempo importante, prender coscienza del fatto che, dietro ogni grande capolavoro della letteratura mondiale c’è, come è ovvio, uno scrittore, ma anche un uomo, cosa a volte meno ovvia, con le proprie manie, abitudini, superstizioni, quelle che infondo un po’ tutti abbiamo.

Buona lettura!

 

Gita al faroVirginia Woolf si distinse non solo per la bellezza e la ricercatezza delle sue opere, ma che per l’innovatività con la quale si approcciò sempre alla lingua inglese e allo stile. Innovative furono anche le sue abitudini da scrittrice: si racconta infatti che fosse solita lavorare di mattina per almeno due ore e mezza su un tavolo appositamente costruito, sul quale poteva leggere e rimirare la sua opera sia da vicino che da lontano. Non solo, ispirata probabilmente dall’esercizio artistico della sorella Vanessa, pittrice, la Woolf amava scrivere in piedi, aiutandosi con una tavola di compensato alla quale aveva fissato penna, inchiostro e foglio. Pittrice è anche uno dei personaggi del romanzo Gita al Faro, Lily Briscoe, amica della famiglia Ramsay, vera protagonista insieme all’Assenza, di una delle opere più famose della grande scrittrice inglese.

 

Ulisse, jemes joyceCosì come Virginia Woolf, anche James Joyse aveva un suo modo particolare di scrivere. Forse a causa dei gravi problemi di vista, Joyse era solito scrivere con una grande matita sul letto, sdraiato a pancia in giu. Sdraiata a letto accanto al marito, quasi nella stessa posizione tanto cara allo scrittore irlandese, è anche Molly Bloom, la Penelope joyciana, nell’Ulisse, protagonista del flusso di coscienza posto in chiusura del celebre romanzo.

 

Il Gatto Nero, Edgar Allan Poe

Si racconta che Edgar Allan Poe, maestro della letteratura dell’orrore, fosse terrorizzato dal buio. Probabilmente fu proprio questa fobia a ispirare molte delle sue tetre storie, oltre che il suo tutore letterario prediletto, Catterina, la gatta nera fedele compagna dello scrittore, che era solito considerare le sue fusa come segno di approvazione per ciò che stava scrivendo. Nero come Catterina era anche Plutone, il gatto fiero e bello di proprietà del narratore, condannato a morte, del racconto Il gatto nero.

 

Ritorno alla brughiera, harley, biblon storeLa Natura fu uno dei personaggi centrali dell’intera opera di Thomas Hardy. Nato e cresciuto nel Dorset, lo scrittore inglese rimase sempre fedele alla propria terra, identificata nei suoi scritti con l’antico nome della regione, Wessex. In questa particolare zona geografica, tanto definita quanto in parte immaginata, lo scrittore britannico ambientò tutti i romanzi della maturità, tra i quali Ritorno alla Brughiera, il suo primo grande lavoro letterario. Si racconta che Harby fosse solito scrivere a piedi nudi, un piccolo e privato ritorno alla natura, tante volte cercata e tante volte descritta.

 

Martin Eden, jack london, biblon storeEra ossessionato dai numeri, o meglio dal numero delle parole da scrivere giornalmente, Jack London. Il suo lavoro letterario quotidiano doveva ammontare esattamente a 1.000 parole, una regola che London si impose fin dagli inizi della sua carriera letteraria, una carriera travagliata che lo portò a diventare uno scrittore di successo solo dopo innumerevoli tentativi. Sprazzi di vita dello scrittore statunitense si ritrovano in Martin Eden, romanzo che racconta la difficile vita dell’omonimo protagonista che lotta disperatamente, così come anche London fece, per diventare uno scrittore di successo.

 

piccole donne, alcott, biblon storeSi racconta che Louise May Alcott fosse una bambina molto indisciplinata, ribelle e sognatrice. Probabilmente a causa di questa sua intrinseca irrequietezza, la Alcott credeva di esser stata un cavallo in qualche vita precedente. In Jo, una delle quattro sorelle March — protagoniste del noto romanzo Piccole Donne — è possibile leggere alcuni dei tratti del ribelle temperamento della Alcott. Jo è schietta, determinata ma anche difficile e irrequieta, così come fu la sua celebre ideatrice.